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Hipatia - Conoscenza libera in azione per i popoli del mondo

Lettera Aperta di Hipatia ai Governi del Mondo

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Hipatia scrive al FSM su la sua politica d'informazione

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Manifesto di Hipatia

Elaborato nel Novembre 2001 come documento propulsore della convocazione di Hipatia.
Ultima revisione 3/07/2003.

Conoscenza libera in azione per i popoli del mondo

Proponiamo la creazione di un'organizzazione mondiale, popolare e democratica i cui obiettivi siano:

Software Libero, una strada verso una conoscenza:

UN ALTRO MONDO É POSSIBILE

I - Cornice di riferimento

Terra, acqua, aria, fuoco sono stati gli elementi del mondo classico. Dopo Einstein abbiamo capito il mondo interpretandolo attraverso due cornici di analisi e sintesi: l'elemento materia-energia e l'informazione.

Gli ultimi secoli si sono caratterizzati per la crescita del controllo da parte dell'uomo sulla materia-energia e, al tempo stesso, per la capitalizzazione, appropriazione e sfruttamento da parte di una minoranza delle conoscenze e della tecnologia. Questo fatto è stato determinante per la creazione delle strutture sociali ed economiche che hanno sostenuto questi cambiamenti.

Le differenze di classe, i diversi livelli di vita e i conflitti hanno creato diversità sociale e, allo stesso tempo, l'opportunità di soddisfare progetti, desideri e bisogni particolari. Il capitalismo moderno è, allo stesso momento, conseguenza e causa dello sviluppo tecnologico.

Da qualche decade l'innovazione tecnologica è conseguentemente uno dei principali fronti di accumulo del capitale attraverso il controllo delle cosiddette tecnologie dell'informazione.

Questo controllo economico determinerà in buona parte gli schemi futuri di organizzazione delle società umane.

Oggi come non mai la tecnologia e il suo sostentamento materiale e intellettuale ha la possibilità di alterare e ridefinire l'essere umano e le sue società.

Concetti come il ``divario digitale'' cercano di mettere in evidenza la crescente preoccupazione per l'impatto che questi cambiamenti avranno sui settori più umili dell'umanità, creando non solo nuovi analfabeti, bensì esseri umani su misura delle loro effettive possibilità economiche.

II - Quello che verrà

La vita, nata in vortici di flussi di energia, si è fatta più complessa, diminuendo localmente la sua entropia, "progredendo" mediante la selezione naturale; maturando; includendosi nei suoi modelli di rappresentazione man mano che otteneva coscienza della sua realtà e preparandosi per migliorare in funzione dei suoi emergenti obiettivi.

La genetica e la biotecnologia cambieranno quel che siamo come persone, modificando la nostra biologia, per farci più forti, più intelligenti, per permetterci di scegliere come saranno i nostri figli alterando il ruolo dei sessi, il concetto di riproduzione umana e altre questioni che in questo momento si possono solo intravvedere.

Nell'era dell'informazione, delle telecomunicazioni e dell'informatica riusciremo a costruire reti di comunicazione oggi inimmaginabili.
L'interconnessione di cellulari e computer al nostro tessuto neurologico permetterà cose che prima ritenevamo impossibili: telepatia e telecinesi, per esempio. Interfacce fra cervello umano e computer, videocamere od altre apparecchiature saranno naturali. Soltanto la nostra limitata immaginazione ci impedisce di vedere sin dove potremmo arrivare.

La crescente capacità di comunicare, solo abbozzata da Internet, permetterà che in futuro l'umanità evolva verso forme di meta-organismi che interconnetteranno esseri umani. Un sistema di complessità maggiore di tutto quello che conosciamo, uno o più esseri sovrapposti di cui saremo soltanto una cellula.

Per rendere l'idea di quello che potrebbero portarci questi cambiamenti basta pensare al fatto che il telefono ha permesso comunicazioni bidirezionali tra due punti di una rete, un modello di comunicazione tra pari. La televisione e la radio hanno permesso comunicazioni unidirezionali da un centro verso più punti della rete. Internet consente comunicazioni di tutti con tutti in modo orizzontale e trasparente. Il PC si trasforma in un centro di comunicazione che somma le capacità del telefono, della tv e dei processori. Ogni modello propone uno schema di partecipazione ed organizzazione istituzionale e umana differente. Internet non ha un centro, nè un controllo, la sua unica organizzazione centrale si sceglie democraticamente, ogni nodo si amministra autonomamente.

I cambiamenti e i progressi nella produttività degli uffici, la "reingenieria", insieme ad altri schemi amministrativi, la meccanizazzione del lavoro intelettuale, la sparizione di alcuni mestieri e la creazione di nuovi sono soltanto aspetti della trasformazione in corso verso la "società della informazione".

Il bisogno di prendersi cura e la possibilità di portare dei miglioramenti nella qualità di vita dei disabili spingono il supporto pubblico allo sviluppo di queste tecnologie. L'ansia di profitto mobilita enormi investimenti di fondi in nuove imprese.

L'impatto che queste due tecnologie, tra altre emergenti, produrrano sull'accumulo di capitali, la distribuzione della richezza e concetti come libertà, ugualianza, democrazia sarà profondo. La biotecnologia redifinirà l'essere umano, l'informatica insieme alle comunicazioni redefiniranno le nostre società.

Non esprimiammo un giudizio morale rispetto a queste predizioni né ci manifestiamo d'accordo, semplicemente crediammo che accadrano.

III - Proprietà intellettuale: un concetto sbagliato

Il concetto di "proprietà" è stato al centro di costruzioni e lotte economiche e sociali dell'umanità.

Per il capitalismo moderno è fondamentale il controllo della conoscenza tramite forme che permettano di considerarla capitale privato, che le assegnino un valore di cambio e la equiparino, dal punto di vista concettuale, contabile e legale, ad una "proprietà".

L'idea di considerare lecita l'esistenza di propietari non solo di beni, ma anche di idee, testi, invenzioni, canzoni ecc., leggittima il consolidamento di uno schema già utilizzato per altre materie nell'ambito dell'informazione. Questo incide profondamente sulle strutture delle società umane, fornendo un flusso costante di risorse a chi se ne appropria, garantendogli valore e accumulo di capitale. La legislazione sui diritti d'autore, brevetti ecc., è vaga e confonde i termini anche se questi concetti rapresentano cose molto diverse.

È ragionevole che chi apporti un contributo alla conoscenza umana abbia diritto sul suo lovoro. La questione é che il concetto di propietà NON è il più adeguato e puó essere cavalcato come un cavallo di battaglia da chi pensa che sia possibile appropiarsi di tutto.

Per ció bisogna distinguere i significati e riferirsi ad ogni concetto separatamente, come diritti d'autore, brevetti ecc., trovando il regime legale adeguato per ognuno, senza che questo significhi addossargli il concetto di propietà.

IV - Opere Digitalizzate

Oggi siamo in condizioni di codificare digitalmente qualsiasi tipo d'informazione, anche in tempo reale. Possiamo rappresentare la nostra conoscenza, qualsiasi essa sia (imagini, testi, suoni ecc.) tramite una sequenza di zeri e di uni, sottoforma di archivio, dove ogni posizione "pesa" un bit.

Nei periodi anteriori alla digitalizzazione dell'informazione poteva avere senso applicare le strutture legali proprie degli oggetti materiali anche all'informazione perchè il supporto fisico di cui c'era bisogno era troppo importante per poter fruire dell'opera stessa per non influenzarne le forme d'uso, cambio e assegnazione di valore.

La digitalizazione rende l'informazione onnipresente, ne cambia il carattere e consente la sua manipolazione massiva e specifica, in modo totalmente differente dalle forme tradizionali.

L'applicazione del concetto di proprietà ad elementi codificati digitalmente è totalmente artificiosa. In primo luogo perchè non si tratta di elementi contabilizzabili: possono copiarsi illimitattamente senza perdere la loro essenza e non c'è nessuna differenza tra originale e copia.

Gli esemplari di un libro possono differenziarsi, essere inventariati, avere un codice individuale, anche se con uguali contenuti. Costituiscono due cose materiali perfettamente identificabili fisicamente e la loro riproduzione ha un costo importante. Cosí come la Meccanica Quantistica ha trovato regole statistiche diverse per gli oggetti distinguibili e quelli indistinguibili (fermioni e bosoni) avremmo bisogno di leggi diverse per le creazioni digitali e per gli oggetti materiali.

Anche se potrebbe idearsi qualche sistema di supporto materiale che impedisca di realizzare copie e identifichi univocamente ogni istanza di un "archivio" (quello che chiedono a gran voce le grandi case discografiche) questo sarebbe totalmente artificiale e altererebbe l'essenza delle comunicazioni libere che caratterizza lo spazio virtuale creato da Internet. Sarebbe totalmente irrazionale ed antieconomico. Dovrebbe impedire l'analisi fisica dei dispositivi di lettura nascondendo la codifica dei segreti nel suo software.

Fino ad ora tutte le iniziative in tale senso sono state "crackeate". É quindi contradittorio applicare uno schema basato sugli oggetti materiali all'informazione, così come imporre una norma sulla pastorizie dei cavalli al disegno delle stazioni di servizio. La digitalizzazione è la tecnica che finirà per sotterrare la propietà intelletuale e la sua influenza nel sistema economico attuale. Ogni livello di svillupo tecnologico si appoggia su una supestruttura economica, sociale e legale. Nel mondo digitale la propietà intellettuale, semplicemente non ha senso. Da sempre lo sviluppo della conoscenza è stato gestito nelle stanze del potere. Eserciti e governi hanno finanziato, protetto e promosso quel che oggi potremmo chiamare ambito pubblico. Anche se non sempre è circolata liberamente, la conoscenza é stata legata al potere dello stato. Negli ultimi anni il crescente potere delle corporazioni private ha iniziato ad appropiarsi della generazione della conoscenza. Prevediamo che con la digitalizzazione, la conoscenza tornerà ad essere gestita tramite fondi pubblici, principalmente nelle Università e nelle Forze Armate. Le opere d'arte torneranno ad essere gestite dai loro creatori e questi potranno distribuirle in proprio.

V - Programmi

Quintessenza dell'informazione, i programmi, esempi particolari di una opera digitalizzata, sono un caso a sé perché rappresentano informazione "viva" o "attiva", istruzioni per l'esecuzione. Utilizzando i mezzi dell'elettronica digitale moderna, i programmi costituiscono un passo avanti nel cammino dell'automazione. Così come le macchine della rivoluzione industriale incisero sul lavoro materiale, quelle della rivoluzione informatica rimpiazzano sempre più il lavoro intellettuale.

I programmi, come le ricette di cucina, sono istruzioni per eseguire azioni. Gli esseri umani programmano in linguaggi tipo lisp, c, basic, perl, ecc., linguaggi che capiamo. Un programma (compilatore o interprete) traduce queste istruzioni in un linguaggio comprensibile dal processore di un computer e che non può essere capito dagli uomini. I programmi proprietari non vengono distribuiti nel linguaggio comprensibile dall'uomo con cui sono scritti, che rimane occulto, perciò possono contenere porte occulte o gravi carenze, senza che noi possiamo saperlo. Dato che i programmi possono attuare da soli, senza bisogno dell'intervento umano, una volta creata la base materiale dell'universo virtuale - cosa già ampiamente realizzata - possono avere un'esistenza e un'azione indipendente da qualsiasi essere umano. Anche se "obbediscono alle istruzioni", la questione di cosa fanno con le istruzioni ricevute non è controllabile; come indicano i teoremi di G&oml;del-Turing sui sistemi complessi.

I virus informatici sono la più chiara materializazzione di "forme di vita digitali", anche se per adesso molto primitive.

Le idee di alcuni scrittori come per essempio - Arthur Clarke - 2001, Odisea nello spazio - in cui un essere umano può trasferire anima-mente-programma ad un altro tipo di macchina non biologica, sono soltanto un esempio delle potenzialità dell'informatica.

VI - Pirateria: una parola per il marketing

Nuovi fantasmi infestano il pianeta: i pirati minacciano il nostro stile di vita, in apparenza nordamericano come non mai. Questi esseri ripugnanti hanno fatto un culto del condividere e non c'è peccato più grande in una società che idolatra l'individualismo e il successo personale.

Il nome che é stato dato loro per identificarli la dice lunga: pirati. Questi violatori di C.D., assaltatori di dischetti, fotocopiatori, ladri di video e di canzoni distruggono le proprietà che le grandi imprese hanno accumulato con tanto sacrificio pagando stipendi o percentuali minime ai suoi creatori.

Dal momento che la tecnologia li aiuta e li supporta, dato che le barriere per evitare la libera diffussione cadono all'interno di Internet, bisogna inventare barriere legali per creare una proprietà e un valore laddove non è possibile stabilirli naturalmente.

Quando le leggi non ci sono, sono presto inventate. Solo così si capisce come legislatori del terzo mondo si vedono quasi obbligati ad approvare leggi che sanciscono questa proprietà artificiosa trasformando i loro popoli in ostaggi delle impresse transnazionali.

'La proprietà è un furto' dicevano gli anarchici e dedicavano se stessi alla 'confisca'. Noi diciamo che la proprietà intellettuale è un freno al progresso e ci dedichiamo a produrre software libero.

Per piacere, non cadiamo nella trapola. Lasciamo la parola 'pirata' a chi saccheggia le navi e opera razzie. Chi utilizza un programma senza permesso stà violando una legge perversa, però non é un 'pirata'.

VII - Il movimento per il Software Libero

La battaglia per il controllo della conoscenza è appena iniziata. Nell'ambito della biotecnologia le grandi impresse sono riuscite a controllarne lo sviluppo e in questo campo e già predefinita l'evoluzione futura delle forme di capitalizazzione e distribuzione dei benefici.
Qui la battaglia la stanno vincendo le impresse. Sono riusciti perfino a brevettare esseri viventi! É comunque imprescindibile in questo documento metter in risalto la pubblicazione in forma aperta del genoma umano.

Per quel che riguarda le tecnologie informatiche si è scatenata una lotta aperta tra i programmatori liberi uniti da Internet e la Microsoft, gigante proprietario della maggior parte del software utilizzato nel mondo; all'inizio simbolo dello stile di vita americano e ora simbolo dei monopoli.

Si inventano costose tecnologie, si sviluppano librerie, si rallentanno progressi tecnologici dei microprocessori per continuare ad eseguire codici vecchi e poter così riutilizzare software precompilato. L'unica cosa che ci assicura la riutilizzabilità è il codice sorgente, mentre in realtà nel nome della creazione di valore artificiale si consumano innumerevoli risorse.

L'umanità non ha bisogno di reinventare la ruota ogni volta che la vuole utilizzare, il semplice fatto di vederla ci mostra come utilizzarla. Non c'é bisogno di inventare ogni volta il codice dei programmi. I buoni ingegneri e i buoni architetti copiano, adattano e migliorano le buone soluzioni. Se vietiamo ad altri di leggere il codice sorgente dei programmi obblighiamo tutti a ripetere gli stessi errori e a fare lo stesso lavoro.

La battaglia intrapresa dai programmatori per riuscire ad imporre il riutilizzo dei loro programmi e ad ottenere il riconoscimento individuale della loro opera, è combattuta contro i piani dell'industria informatica, atti a chiudere, nascondere i codici sorgenti e vietare la cooperazione umana.
Si tratta di una battaglia epica condotta da FSF partendo dal lavoro di Richard Stallman. Una lotta in cui l'umanità ha trovato una risposta intelligente alla sfida che gli si parava davanti. Il suo logo, la sua bandiera, il suo punto di riferimento più importante è il codice GNU: una comunità di hackers estesa in lungo e in largo su tutto il pianeta, formatasi attraverso un lavoro titanico di programmazione collaborativa via Internet. Una comunità che diede forma e creò la base informatica con cui è possibile utilizzare i computers senza utilizzare software proprietario. Questo meritocratico gruppo è stato il principale responsabile della diffusione dei valori dell'etica della cooperazione nella professione informatica.

GNU/Linux, realizzato da Linus Torvalds, è il primo Sistema Operativo funzionante sotto la licenza GPL, - (in Italiano), e rappresenta la coronazione di anni di lavoro della comunità.

Le libertàproposte dal FSF, che definisce software libero quello coperto dalla licenza GPL, sono le basi della lotta appena iniziata. Formulata originariamente da Richard M. Stallman, la licenza GPL assicura la possibilità di accesso ai sorgenti dei programmi e, cosa ancora più importante, impedisce che altri possano usare il software da essa protetto per creare derivati che non siano liberi.

Varie correnti di opinione hanno contribuito alla comprensione e alla diffusione del software libero; elenchiamone due:

Esistono inoltre anche diverse posizioni riguardo alle forme di distribuzione del software, che hanno dato vita a differenti modelli di licenza.
Tipi di licenze
Licenze GNU
Problemi degli altri tipi di licenza
Il movimento del Free Software non fa marketing, non appare in publicità televisive, o radiofoniche e nemmeno nelle riviste. Esso utilizza i mezzi della comunità, l'educazione e dipende esclusivamente dai suoi sostenitori.
Si potrebbe dire che la lotta dei movimenti del Free Software rappresenta il primo esempio in cui molti settori diversi si mobilitano al richiamo 'Un altro mondo è possibile', abitualmente indicato 'movimento antiglobalizzazione', che ha raggiunto l'obbiettivo di offrire delle alternative reali.

VIII - La nostra battaglia (missione)

Come accade con tutti i nuovi svilluppi, l'umanità deve darsi un insieme di idee e principi per interpretare e utilizzare le tecnologie dell'informazione. Il nostro lavoro è quello di generare consenso e diffondere la versione che difendiamo. Questi principi, come tutti quelli che hanno impatto sulla nostra vita, sono segnati da lotte storiche dell'umanità e sono contrastati dai desideri individuali dei potenti di turno contro gli sforzi degli altri per creare una società ugualitaria e giusta.

Possiamo puntare sulla dimensione politica della lotta, dobbiamo conquistare l'arena pubblica e lavorare per riuscire nel tentativo che le persone, le organizazzioni pubbliche, e in particolare lo stato, lavorino utilizzando Software Libero. Noi crediamo che il SL aiuterà nella costruzione di società migliori, la sua adozione è parte della nostra lotta per costruire un mondo diverso.

Ci prefissiamo di promuovere l'utilizzo e la creazione del SL e di fare in modo che il valore della cosiddetta proprietà intelletuale dei programmi ad utilizzo ristretto, decada. Per ciò creeremo programmi liberi uguali o migliori, il cui costo d'acquisto sia vicino allo zero.

Insegneremo ai nostri bambini a condividere i loro programmi e i loro videogiochi. Un bambino che desideri diventare programmatore vorrà vedere l'interno dei programmi che utilizza, smontarli e rimontarli in un altro modo. Non dobbiamo impedirgli di fare questo gioco, pratica e preparazione per la sua vita.

Piuttosto che proporre un modello di licenza, ci battiamo per l'eliminazione del bisogno delle licenze, modificando la legislazione al fine di affermare come diritti universali i principi contenuti nella GPL. Questa licenza è un intelligente strumento da utilizzare in un mondo dominato dai nemici. Adesso si tratta di cambiare questo mondo usando la base intellettuale costruita a partire dalla licenza GPL.

Oggi possiamo pensare alla costruzione di una comunità umana priva di tasse sull'informatica, interconnessa tramite strumenti liberi ed immune dai condizionamenti economici imposti dall'accumulo dei capitali, ottenuti tramite il controllo dei costi delle opere intellettuali del software.

Ció vol dire che abbiamo buone notizie: la battaglia che definirà le basi economiche e sociali dell'informatica mondiale la stanno vincendo i programmatori liberi. Il modello di sviluppo software che E. Raymond (propulsore del movimento "Open Source" (sorgente aperto)) chiama 'Bazar', in contrapposizione con il modello detto a 'Cattedrale', sta funzionando.
Stiamo poco a poco rimpiazzando una cultura di software distribuito con licenze in scatole appariscenti, con un'altra fatta di contratti stipulati per la fornitura di servizi da parte di piccole imprese. Una cultura di programmatori sottoimpiegati in un solo centro globale, in contrapposizione ad un altra di piccoli imprenditori distribuiti su tutto il pianeta.
Pensare e agire globalmente nella creazione di contenuti, pensare e agire localmente nell'uso di questi contenuti e programmi.

È ora che l'umanità tutta sia consapevole del problema e prenda parte a questa battaglia, oggi ristretta a comunità virtuali, ma che avrà un profondo impatto sulla vita delle future generazioni. Per riuscire nell'impresa è necessario che gli utenti finali si schierino in massa in favore del SL, non soltanto perchè é meglio da un punto di vista tecnico o economico, bensi perchè migliore dal punto di vista sociale. E' evidente il rischio che il costume, gli interessi di gruppo, le catene di commercializazzione, il marketing ed errate o interessate scelte politiche, finiscano per soffocare i prodotti migliori e le soluzioni socialmente più adeguate. Come nel caso di problemi di impatto ambientale, i possibili effetti collaterali non vengono presi in considerazione nelle scelte di mercato.

Saranno necessarie azioni politiche, legali e molta consapevolezza. Ci sono diversi stati nel mondo che lavorano in tale senso. Ed in particolare mettiamo in risalto gli sforzi della città di Porto Alegre e lo Stato di Rio Grande do Sul per aver adattato i loro sistemi di gestione al SL.

Si tratta di due modelli in contrapposizione e quello che farà ognuno di noi incidirà profondamente sul nostro futuro. Diversi sono i futuri possibili e la nostra dedizione ne rializzerà uno.

X - Hipatia: Proposte e azioni per realizzarle

Proponiamo la creazione di Hipatia come ambito mondiale di riflessione, cordinamento e azione; spazio progressista di lotta per aiutare a concretizzare la possibilità di un mondo migliore.

Speriamo di mettere insieme moltissimi contribti e costituire una corrente politica ed ideologica all'interno del movimento per il SL, sommando a questo la preoccupazione per il futuro dei popoli del nostro pianeta.

Ci prefissiamo come obbiettivo che l'umanità possa godere dei diritti che stiamo per enunciare perchè pensiamo che tutti gli esseri umani e le società che stiamo creando, abbiano il diritto di:

Per guarantire l'esercizio di questi diritti, ci impegnamo a:

Invitiamo tutte le persone di buona volontà a dare la loro adesione, farci pervenire le loro critiche e/o proposte, a migliorare e partecipare nella maniera che meglio crederanno.

Brasile: Mario Luiz Teza; Argentina: Diego Saravia e Juan Carlos Gentile; Uruguai: Luis González
Café Tortoni, Buenos Aires, novembre del 2001.

Il presente documento include suggerimenti di: Alejandra García, José María Budassi e Nidia Morrell.

Traduzione in italiano a cura di: Stefano Barale e Vincenzo Lombardi